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Buon Natale

25/12/2020

Autore: Giuseppe Ruggiero

Siamo fragili ma non nascondiamo la nostra ferita, come la testa di Medusa sta con noi sempre e ci aiuta a guardare nel dolore degli altri. Restiamo aperti quando il cielo si fa cupo e ci fidiamo del tempo che viene scandito dalla continuità di un legame importante, che sa accogliere l’inquietudine, l’incertezza, lo sgomento. Scegliamo le parole più belle e conosciamo il valore di quelle che scegliamo di non pronunciare, perché conosciamo l’intensità di un silenzio, la profondità di un’attesa. Abbiamo fatto della solitudine l’ingrediente  essenziale per costruire buone relazioni, attraversando i pericoli dell’ intimità che diventa possesso. All’amore preferiamo la tenerezza, al pregiudizio la curiosità, al pensiero unico la festa delle mille verità e consideriamo la sensibilità un punto di forza, un’abilità dei nostri sensi, per cercare insieme la bellezza delle storie e ascoltarle dalla parte dell’immaginazione. Sappiamo di non sapere e non sapere di saperlo ci rende ancora più saggi. Abbiamo studiato sui libri ma è nell’anima che troviamo il filo invisibile che ci connette agli altri, nel cerchio infinito della vita. Sbagliamo, certo, ma quando accade lo riconosciamo e abbiamo imparato a chiedere scusa agli altri e a perdonare noi stessi. Siamo esperti di presenza, distanza, speranza, la nostra più grande fonte di ispirazione sono le immagini dei sogni, i paesaggi della mente, che si accordano con i passaggi dolorosi dell’esistenza: l’inizio, la fine, le delusioni, i distacchi. Siamo in tanti, tanti generi letterari, tante diverse voci dello stesso coro: un concerto, una sinfonia di strumenti e di timbri che si divertono a suonare insieme. Siamo persone  che hanno messo al centro della propria vita la cura, quella pratica antica che ci rende umani, che fonda il senso ultimo del nostro essere al mondo. Quest’anno il nostro albero di Natale è più colorato, un colore per ogni giorno difficile dell’anno che sta per finire, una luce per ogni desiderio che sta per cominciare, perché più che scendere dalle stelle è salire verso il cielo il vizio dell’anima che non si arrende.

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