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QUATTRO APRILANTE, GIORNI QUARANTA

14/06/2019

Autore: Annunziata Perrino

Al ritorno da questa giornata di training, non so se sono più allibita dal fatto che sta piovendo e che quindi potrebbe piovere per 40 giorni oppure dalle parole dell’autista che ci invita a scendere dal pullman all’imbocco autostradale per il blocco dei tergicristalli…

Così mentre iniziano le proteste e i malanimi dei passeggeri, scossi dal loro stato di abbandono psicofisico delle 18.00, io resto immobile nel mio posto, forse per un’inconscia speranza di rifunzionamento delle spazzole: su e giù, destra-sinistra, quel movimento meccanico e ipnotizzante prende forma nei miei occhi, andandosi a mescolare con la figura di Marinella, quella bella ragazza mora, dagli occhi vispi costretti a mirare anche dove non c’è chiarore, dal cuore rattoppato e battente in un sordo rumore…

Su e giù, destra-sinista, pioggia tenuta dentro e spazzata fuori…

Su e giù, destra-sinistra, Marinella afferrata e soffocata dalle sue radici familiari, imbrigliata nelle redini di ciò che ha e di ciò che è, sballottata fuori da una realtà che non ammette sconti né troppi capricciosi ghirigori.

Su e giù, destra-sinistra, vita-morte, luce-buio, speranza-rassegnazione, coraggio-paura.

Immersa in un vortice di polarità contrastanti e trascinata fuori dal mio parallelismo introspettivo, scendo dal pullman e accelero il passo rincorrendo il branco, in direzione di qualsiasi possibilità di ritorno a casa: ammetto con imbarazzo di sentirmi come intrappolata nel corpo dell’ochetta Martina, che piange ed insegue disperata la sua “mamma” Lorenz, ma non posso fare a meno di ammettere quanto è bello TORNARE.

TORNARE a sentire, TORNARE ad amare, TORNARE a sbagliare, TORNARE a credere.

TORNARE A CASA.

E tra lo sfrecciare di sguardi, luci, voci e pioggia, i miei occhi ancora una volta lavorano per fissare in memoria quel quadretto familiare sospeso agli spazi pubblicitari, ignorato da chi corre ogni giorno per esami universitari, riunioni di lavoro, visite specialistiche, così come pranzi organizzati, passeggiate romantiche e caffè speciali, in una Napoli che abbraccia e accoglie, restituendo dialogo, calore, cultura ed ironia.

Una coppia a suo agio e sorridente al centro di un divano, ai suoi lati un maschietto e una ragazzina dai lineamenti delicati, affiancati da due nonni compiaciuti e soddisfatti di stare lì, a fare da cornice a quel ritratto che si completa con il cagnolino ai loro piedi.

Mi invitano a non essere scettica e ad andare in negozio a provare quel divano, essendoci una buona scontistica questo mese, e cercando di rimandarmi tutto il loro comfort e la qualità che fa la differenza.

Chissà se quella comodità resterebbe tale se li facessi invece accomodare su un mio potenziale divano…

Perché si sono presentati i nonni? Avevo convocato solo il nucleo familiare…

Perché il padre, insieme a sua madre, istiga la figlia contro la moglie?

Perché il figlio chiede alla nonna se domenica può saltare la messa e andare alla partita di calcetto?

Perché la madre sembrerebbe più preoccupata per il problema allo stomaco del cagnolino Oscar che non ai tagli alle braccia di sua figlia?

Forse bisognerebbe partire proprio dal nonno, lì all’angolo del divano, in silenzio…

Gli do parola ed in un attimo mi pento di averlo fatto, una storia di vita contadina e di guerra subita, di gioventù odierna priva di valori, morale ed educazione, in una società senza ambizioni e timorosa per qualche graffio sul braccio, dal momento che lui porta con fierezza cicatrici sul corpo e negli occhi pallottole di sensibilità acuta, con ancora il suo fresco ideale “La storia siamo Noi”…

Finalmente riuscirò a tornare a casa, anche se con un ritardo di due ore, prendendomi l’ultimo posto libero in treno, perché chi prima e chi dopo, tutti ritroveremo il nostro posto nel mondo.

Come l’autista del pullman dal tergicristallo pezzottato che si difende dai passeggeri asserendo che quello non è nemmeno il suo turno e che non deve e non vuole esserci in quel pullman in quell’istante; come Marinella che si chiede quando arriverà anche per lei il suo momento, il MOMENTO di RIVINCITA e di RISCATTO della vita, sulle ginocchia sbucciate, sui fiumi di sudore, sui dolori alle gambe e il digrignare dei denti…

 

Annunziata Perrino

Imeps