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FIAP 2018: TRADUZIONE INTERVISTA a Frank Lachmann

22/03/2018

Intervistatrice: Vorrei iniziare introducendo la FIAP, la Federazione Italiana delle Associazioni di Psicoterapia, che comprende una rappresentanza significativa dei principali approcci teorici e clinici. La FIAP  ha lo scopo di favorire il dialogo tra diversi modelli di psicoterapia e la  ricerca clinica sul campo.

Frank, sei stato invitato come ospite del Congresso FIAP, che si terrà il prossimo Ottobre 2018 a Napoli e sarà dedicato al tema del cambiamento. Non si tratta solo del cambiamento inteso all’interno del processo terapeutico, ma anche del cambiamento nella società attuale. Si tratta anche di indagare come i nostri clienti sperimentano la sofferenza, nel momento in cui si rivolgono a noi, e del cambiamento che interessa i setting sociali e politici piú ampi.
Ti abbiamo invitato a tenere 2 presentazioni nel corso della conferenza. Una sarà impostata come un workshop pre-congressuale e l’altra sarà un intervento in plenaria, dedicato al tema dell’aggressività, osservabile negli atti di terrorismo o nelle uccisioni dei serial killers, ma anche come fenomenoevocato nel corso dei trattamenti psicoterapeutici.
Il workshop pre-congressuale sarà improntato sul tema di cui tratteremo anche nel corso di questa intervista, ovvero di come la ricerca empirica del filone dell’Infant-Researchabbia contribuito (e contribuisce tuttora) alla comprensione e alla promozione del cambiamento nel trattamento psicoterapeutico degli adulti.

E allora passiamo al tema di oggi. Prima di tutto, ti voglio ringraziare per aver accettato di venire in Italia e partecipare alla Congresso FIAP,  e anche per aver accettato di tenere un workshop pre-conferenza. Noi saremo davvero lieti ed entusiasti di averti come ospite qui in Italia. Ti ringrazio anche per aver accettato di condividere questa intervista di oggi, via Skype.
E allora, l’argomento di cui vorrei parlare,che saràappunto anche il tema del workshop, è un tema che tu haiampiamentetrattato insieme alla dott.ssa Beebe, ed è la questione di come possiamo applicare le scoperte della InfantResearch alla psicoterapia con i soggetti adulti.
E cosí, la prima cosa che vorrei chiederti, è se puoi iniziare spiegandoci alcuni aspetti pratici, per esempio come può essere utilizzata la ricerca empirica quando si lavora con un cliente?

Lachmann: Ok, grazie per l’invito, per rispondere alla tua domanda vorrei partire con dei riferimenti riguardo al nostro background, alla nostra storia, perché penso che questo possa essere utile per capire la questione. Da oltre 40 anni, Io e Beatrice Beebe, ci incontriamo una volta alla settimana e il frutto di questi incontri sono stati numerosi articoli scritti e 3 monografie. Abbiamo iniziato a discutere di come le sue scoperte sui bambini e sulle interazioni madre-bambino, possono essere applicate in modo trasversale alla psicoterapia psicoanalitica.

E allora se dovremo discutere del tema del cambiamento, io credo che lo studio dei bambini e delle interazioni madre-bambino abbia contribuito ad un cambio di rotta decisivo per il trattamento psicoanalitico. Questo cambiamento si è fatto largo grazie a diversi contributi teorici: gli studi filosofici a quelli sull’intersoggettività, tra altri, avevano già iniziato a introdurre la prospettiva teorica della dualità (two-personperspective) all’interno delle teorie psicoanalitiche. Ma le ricerche dell’InfantResearch hanno veramente ampliato questa nuova prospettiva, riguardo a ciò che accade tra analista e paziente nel trattamento con adulti. Grazie al lavoro di Beatrice  sono state analizzate le videoregistrazioni delle interazioni madre-bambino, quando questi erano rivolti faccia-a-faccia, con una videocamera puntata su ognuno; queste registrazioni sono state, poi, visionate su uno schermo diviso a metà, e gli studenti specializzandi dovevano valutare quello che accadeva durante le interazioni madre-bambino, visionate per fotogrammi di mezzo-secondo, cioè una frazione di secondo, in modo da poter studiare tutti i dettagli di queste interazioni, in modo davvero molto  molto minuzioso.

Cosí, prima di tutto, sono state fatte delle scoperte incredibili, ma già di per sé questo studio ha introdotto un aspetto innovativo molto importante per il trattamento con gli adulti, e cioè che quello che succede in una frazione di secondo può avere un effetto profondo sullo sviluppo successivo; perché per esempio si poteva vedere in alcuni video che quando il bambino era difficile da accontentare oppure allontanava la madre, per una frazione di secondo, il volto della madre assumeva una smorfia di scontento, con la bocca rivolta in basso ed un’espressione accigliata, e il bambino a sua volta rispondeva a questa espressione, creando cosí un’interazione che oscillava dall’uno all’altro; perciò queste osservazioni cosí minuziose,hanno messo in luce quello che succede tra la madre e il bambino, in un tempo brevissimo, una frazione di secondo, e cioè uno scambio di comportamenti emotivi (schemi) prefissati.

Il lavoro di Beatrice ha permesso di prevedere, sulla base di come andava questa interazione quando il bambino aveva 4 mesi, il tipo di attaccamento che si sarebbe creato quando il bambino avrebbe avuto 1 anno. Si poteva quindi prevedere cosa sarebbe successo da 4 mesi a un anno, se si sarebbe creato un attaccamento sicuro oppure uno insicuro, e se era insicuro, di che tipo sarebbe stato. Io credo che questo sottolinea in modo decisivo la portata di queste interazioni precoci, e di come possano creare dei pattern emotivi che perdurano per tutta la vita.
E cosí tu mi chiedi come queste scoperte abbiano contribuito alla mia comprensione della relazione terapeuta-paziente. Bè, prima di tutto, mi rende consapevole dell’importanza del volto, e non so se riesci a vedere il divano dietro di me..si?.. bè non viene utilizzato da anni!.. né io né Beatrice usiamo il divano, indipendentemente dal numero di sedute che fa un paziente...questo perché la comunicazione che accade faccia-a-faccia è di cruciale importanza per comprendere l’evoluzione e la natura del transfert  e della relazione terapeutica.
E quindi, uno degli aspetti che sono stati maggiormente influenzati dalle ricerche della InfantResearch, è l’abbandono del divano.
Un altro punto importante è capire che non è tanto importante quello che io dico, ma COME lo dico. Questo riguarda l’espressione facciale, i movimenti del corpo, fattori che possono trasmettere informazioni importanti.
Durante il mio workshop, io presenterò un caso clinico, di un paziente, che seguo ormai da 6-7 anni. 

Durante la terapia lui tende sempre ad osservare il mio volto…io praticamente non devo nemmeno parlare molto...ma le mie risposte a livello di espressione facciale, gli fanno capire se lui può sentirsi reale o meno

E nella mia terapia con lui, io lo lascio andare avanti quando lui mi racconta qualcosa di interessante, io sorrido, o quando racconta qualcosa di negativo mi acciglio o mostro la mia preoccupazione, io dico davvero molto poco, ma questo è sufficiente e io non sento il bisogno di fare interpretazioni profonde, perché ciò di cui lui ha bisogno da me, è una risposta che gli dica che c’è un’altra persona che lo sta ascoltando e che sperimenta un coinvolgimento emotivo,  cosa che avvalora la sua esistenza e lo fa sentire vivo.

Intervistatrice: Mm…non è un’esperienza facile da provare...perchè se il cliente è abituato allo still face, quando il terapista o l’analista non usa la modalità still-face, può essere difficile per il cliente adattarsi a questa nuova situazione, per quanto sia quello che abbia sempre voluto sperimentare.

Lachmann: è vero, è vero e questo mi porta ad una delle piú importanti scoperte, dell’Infant Research, cioè il Modello Mid-Range (Modello dell’Intervallo Medio). È stato scoperto durante uno studio di accoppiamento del ritmo vocale tra madre e bambino, ed essenzialmente l’idea di base è “il troppo o il troppo poco porta alle difficoltà”, cioè una sintonizzazione (attunement) eccessiva, troppa empatia, tutto questo o una mancanza di tutto questo, in entrambi i casi può diventare problematico. Perché in entrambi i casi non viene espresso il bisogno del paziente o del bambino, che non hanno risorse sufficienti per affrontare la situazione. Per cui, o si arriva a sopraffare il bambino o il paziente, cioè non vengono incoraggiati, non viene data loro un’opportunità graduale di costruire una propria agentività o un proprio senso di autoefficacia o, al contrario, vengono lasciati talmente soli che arrivano a sentirsi abbandonati. Per questo si parla del mid-range, dell’intervallo medio, come la modalità ottimale per garantire la formazione di un attaccamento sicuro.

Per rispondere alla tua domanda, su cosa succede quando il paziente è abituato solo alla modalità still-face, è molto difficile, di solito durante la terapia se ci proviamo abbastanza riusciamo appena ad avvicinarci al Mid-Range, ma nonostante questo dobbiamo cercare di capire cosa può sopraffare il paziente, cosa può farlo ritrarre, magari facendolo diventare rigido o congelato nella sua posizione, e cosa invece potrebbe essere proprio la modalità giusta, appena sufficiente, per permettere al paziente di provare l’effetto della terapia, senza, però, esserne troppo “riempito”.

Io ho parlato dell’interazione facciale, perché il rispecchiamento (mirroring) è la modalità con la quale la madre trasmette al bambino ciò che lei stessa vede, permettendo al bambino, a sua volta, di vedersi sul volto della madre. Nella terapia il mirroring non avviene solo grazie a ciò che l’analista dice, ma anche grazie a quello che fa a livello fisico, e vedi, questo può essere fatto soltanto attraverso un’interazione faccia-a-faccia.

Intervistatrice: Si

Lachmann: è difficile da fare, non è impossibile da fare con la terapia sul divano, ma è sicuramente molto difficile

Intervistatrice: Sí, e allora per riassumere, in chiusura, possiamo dire che quando ti trovi davanti ad un paziente, tu in qualche modo tieni presente la sua relazione primaria con il caregiver, le tue reazioni come analista e le reazioni del paziente, e, facendo uso di sensazioni molto sottili, presenti a livello viscerale, tu senti le reazioni del paziente e, anche dalle tue stesse reazioni, riesci a comprendere a che tipo di relazione è  stato abituato e quali sarebbero i cambiamenti che lui vorrebbe provare,  cioè le potenzialità che deriverebbero dalla possibilità di farlo sentire o comportare in modo diverso.

Lachmann: Sí

Intervistatrice: E cosí da parte tua, da analista, tu ti adatti, come in una specie di danza, tu ti adatti alle possibilità del paziente, possiamo dire che è corretto?

Lachmann: Sí, e sai tu hai parlato di una danza

Intervistatrice: Sí, è la mia materia

Lachmann: e a proposito di danza sai che Dan Stern danzava?

Intervistatrice: Sí lo so, è stato il mio mentore per 9 anni

Lachmann: Aaaah! Bè allora avete danzato insieme! Sai, io proprio ora sto leggendo “Le Forme Vitali”, come testo di studio, e tutta l’idea delle forme vitali è incentrata sull’unione tra i sentimenti e il movimento, e cos’è questo se non danza! Le dinamiche di movimento e l’evocazione dei sentimenti, è esattamente ciò che è la danza. Questo era molto importante per Stern ed è molto presente nelle immagini che usa e nelle sue concettualizzazioni. E io spero che avremo modo di fare una grande danza tutti insieme a Napoli!

Intervistatrice: Oh sí assolutamente, speriamo di danzare qui a Napoli, al workshop pre-conferenza e altrettanto durante la conferenza stessa!

Imeps