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Training in plein air - 13/06/2017

19/06/2017

Autore: Dott.ssa Sara Buccafusca

L’inizio di ogni esperienza nuova porta con sé sentimenti contrastanti: la curiosità e lavoglia di sperimentare si mischiano all’ansia di non sapere cosa ci aspetta e se saremo ingrado di affrontarlo. Cominciamo il training fuori porta con il verde e l’azzurro negli occhi, ilcicalio di sottofondo e una sensazione di essere scoperte, senza la solita struttura.
Quanto il cambiamento di contesto può disarmarci, quanto può allo stesso tempo mostrarenostre risorse diverse? È bello fare esperienze nuove ma com’è bello poi tornare tra lemura di casa, in mezzo a ciò che ci fa sentire noi stesse. Forse solo allontanandoci dallaquotidianità possiamo poi tornare ad essa e vederla con occhi diversi spezzando lacircolarità dell’abitudine, riappropriandoci di ciò che ci aveva fatto innamorare. Forse ilsegreto è sapere di poter andare e tornare senza la paura di tradire quando ci si allontanae con la certezza di ritrovare la porta aperta.
I sensi di colpa ci limitano spesso e fanno parte delle nostre vulnerabilità, ce neaccorgiamo subito parlandone e cercando di rappresentare quella che ci contraddistinguein questo momento storico. Ci siamo scoperte un altro po’, rivedere tante mie sofferenzesulla pelle delle altre mi fa sentire meno sola, le vorrei abbracciare ad una ad una efinalmente come un'eureka sento che questa è la mia modalità di nascondere un profondobisogno di esserlo a mia volta.
Il crescendo di emozioni continua: il pranzo è preparato con tanto amore da ognuna di noi,un altro modo per prenderci cura l’una dell’altra fornendoci nutrimento, spesso anchecarico di ricordi e tradizioni familiari. La pausa ci ha rifocillate, siamo pronte per fare ilprossimo passo.
Le nostre guide verso l'ignoto ci chiedono di togliere altro, come scultori che piano pianoeliminano la materia in eccesso per far emergere la vera essenza già esistente nella loromente. Siamo in cerchio con i piedi nudi ben piantati a terra, c'è un alberello in mezzo anoi, deve ancora irrobustire il tronco ma ha foglie che rilucono al sole e rami che spingonoverso l’alto, lo eleggiamo custode delle nostre verità, le seminiamo lì per dar loroun'opportunità diversa di vita. Penso che solo grazie alla serenità con cui ci ha accolteTeresa nel Suo luogo, riusciamo a considerarlo terra dove piantare semi così pesanti ecome per tutto il resto della giornata è Teresa a dare l’esempio. Ci dimostra che la ferita sipuò mostrare, che è una virtù essersene prese cura con amore e volontà di guarire econtinuare a Vivere. La dignità del dolore. Autenticità. Tutto il resto è fluito come l’acqualimpida di un fiume che man mano si purifica e si mineralizza prendendo in sé il buono daidetriti che si depositano sul suo letto finalmente inerti. È stato un altro regalo di quel luogoincantato chiamato proprio Paradisiello quel vento leggero che asciugava le lacrime diliberazione. Leggero come lo sguardo dell’unico uomo in mezzo a tutte quelle donneesposte nelle loro fragilità. Rispettoso. Contemplativo. Di una bellezza che si può leggeresolo se si è attraversato un dolore profondo, solo se si è stati in balia della corrente.

“Il Mondo non si è fatto perché noi pensiamo a lui, (pensare è un'infermità degli occhi) maper guardarlo ed essere in armonia con esso... Io non ho filosofia: ho sensi.Se parlo della Natura, non è perché sappia ciò che è, ma perché l'amo, e l'amo per questoperché chi ama non sa mai quello che ama, né sa perché ama, né cosa sia amare.Amare è l'eterna innocenza, e l'unica innocenza è non pensare…”
Fernando Pessoa

Ci guardiamo negli occhi, sorridiamo, godiamo di questa bellezza che ferma il tempo eaneliamo già di rivederla alla prossima riunione di cuori.
E parte una canzone di commiato: here we are, stuck by this river...

Imeps