ISCRIVITI ALLA
NEWSLETTER

Iscriviti

Cancellati


Facebook

SEGUICI SU
FACEBOOK

DOVE SIAMO

Dove siamo Icona Dove
PIAZZA G. BOVIO, 33 - NAPOLI
Torna indietro

Psicoterapia sistemica con i bambini e RELATIONAL SINGING MODEL

RSM1.jpg

 

Il Relational Singing Model (RSM) è un modello di intervento musicale di gruppo volto a stimolare le potenzialità di comunicazione e condivisione emotiva , sviluppato da Cristina Meini e Giorgio Guiot, che nell’incontro con la terapia familiare sistemica – soprattutto quella con matrice intersoggettiva sviluppata nell’Istituto di Medicina e Psicologia Sistemica (IMePS) - ha portato ad un protocollo di intervento breve con famiglie con bambini (dai 4 ai 12 anni) basato sul canto congiunto della famiglia. Nell’intrecciare e “contaminare” questi due modelli, gli autori si sono ritrovati a ragionare sulle potenzialità della “mente musicale” (Ruggiero e Bruni, 2015) di favorire la creazione di spazi di intersoggettività, animare e trasformare le forme vitali (Meini e Guiot 2015; Iacone 2016). 

Precedenti esperienze da entrambi i fronti ci hanno portato a ripensare quanto la musica riunisca, rianimi, rilassi e dia voce alle emozioni. Avvalersi di uno strumento come il canto è come entrare nella stanza con un co-terapeuta che aiuta a dare un suo preciso ritmo al processo terapeutico (Ruggiero, 2015). La musica differenzia e contemporaneamente include, conduce i pazienti in una danza che lascia emergere forme vitali, in un movimento che asseconda i tempi dell'uno poi dell'altro: chi è avanti, torna indietro per aspettare l'altro - o, nel canone, si sintonizza con l’altro per concordare e monitorare in tempo reale i rispettivi ruoli -  fino a che le voci non si incontrano, si armonizzano, trovando una modalità consona a tutti e facendo emergere qualità gestaltiche dell’interazione, quindi le forme vitali. La melodia e i gesti sollecitano i pazienti a prendere contatto con le emozioni che stanno esperendo nel loro mondo familiare, del proprio ruolo all'interno del sistema. Il terapeuta, cantando insieme alla famiglia, è più in contatto con se stesso e con le proprie emozioni in un modo autentico e spontaneo, e allo stesso tempo si connette con i suoi interlocutori nella stanza di terapia.

Intrecciare RSM e psicoterapia familiare è stato un’opportunità di ripensare profondamente la relazione terapeutica ed il campo intersoggettivo che ne emerge, centrandola sull’esperienza dell’ hic et nunc, la ricerca di una “felice” sintonia tra le menti e le proprietà emergenti quali le forme vitali (Stern, 2011). 

 

Il Relational Singing Model: una breve introduzione

Il Relational Singing Model, le cui linee generali sono state esposte nel capitolo precedente, può qui essere riassunto in pochi concetti-chiave:

1.    primato dell’attività musicale rispetto al semplice ascolto

2.    centralità del canto

3.    speciale attenzione per la dimensione melodica.

 

Sul primo aspetto convergono numerose ricerche ed esperienze, in parte già presentate nel capitolo precedente. Al semplice ascolto della musica il nostro cervello si predispone al movimento e al canto, e l’attività d’insieme potenzia tanto l’effetto motorio quanto l’empatia e il senso di affiliazione che ne conseguono. Vogliamo invece spendere qualche parola ulteriore all’importanza tutta speciale attribuita al canto e alla melodia. Il canto è relazionale per natura, basta non limitarsi a cantare sotto la doccia ma frequentare, a qualunque età, corsi di musica, cori scolastici o ensemble più impegnativi o, più semplicemente, gruppi di amici. La voce è lo strumento con cui abbiamo familiarità fin dalla prima infanzia, indipendentemente da ogni percorso di educazione musicale che sceglieremo o che ci verrà successivamente imposto. Come abbiamo visto, i neonati preferiscono ascoltare una voce umana rispetto a suoni sintetici caratterizzati dagli stessi parametri fisici, e a sei mesi al parlato materno preferiscono il canto, la cui regolarità favorisce quella coordinazione e sintonizzazione. Quel neonato che provava piacere a sentire la mamma cantare, e che le rispondeva attraverso vocalizzi e movimenti del corpo, solo pochi mesi dopo inizia spontaneamente a vocalizzare egli stesso e quindi – quando saprà parlare – a cantare le canzoncine strutturalmente più adatte a lui. Un insieme di competenze così precocemente sviluppato non ha paragoni nell’attività con lo strumento, del quale il bambino certo non sa controllare il timbro ma, spesso, nemmeno l’altezza e l’intensità. Né la tendenza si inverte in età scolare, se non per quella minoranza di bambini che frequenterà corsi di musica. Pertanto, per chi come noi miri a un’attività profondamente condivisa anche a livello emotivo, sarà molto più facile raggiungere l’obiettivo chiedendo ai bambini di fare ciò che sanno fare meglio, tanto più se questo coincide con ciò che è meglio per loro.

 

Struttura dell’intervento

Seguendo le coordinate disegnate dal RSM, abbiamo maturato un peculiare protocollo d’intervento particolarmente adatto al setting classico della terapia familiare. Questo si articola in quattro incontri.

 

  • Nella prima seduta uno spazio iniziale viene dedicato alle narrazioni dei membri del gruppo familiare. Questo spazio viene indirizzato consapevolmente verso un’auto-descrizione dei suoi membri, piuttosto che rivolgere l’attenzione al “sintomo”. Si cerca di sviluppare una narrazione collettiva che fotografi il “ campo familiare” attuale,  più che abbozzare una storia del problema. E’ un tentativo di cogliere attraverso la narrazione la dimensione collettiva e le sue proprietà emergenti, come le sue forme vitali. Come già sottolineato, non è quello verbale il registro privilegiato, ma risulterà poi utile per operare un confronto con quanto osservato nelle interazioni e interpretato in termini di congruenza/incongruenza, auto-inganno o auto-consapevolezza.

Il terapeuta propone in seconda battuta un gioco a tutta la famiglia: è l’occasione per vedere le interazioni principali, il gioco delle alleanze, le dinamiche che generano disagio. Nella nostra esperienza abbiamo privilegiato il gioco con le marionette, o comunque con personaggi che aiutino a sviluppare una storia. L’aspetto simbolico non è al centro del nostro intervento, ma sappiamo quanto questo sia un livello di lettura quasi ineludibile in psicoterapia. Chiaramente non viene fatto alcun intervento di “interpretazione” del materiale prodotto, se non semplici interventi tesi ad amplificare la trama della storia. Questa fase infatti rappresenta nel protocollo un secondo livello di lettura del sistema-famiglia.
 

  • Viene infine introdotto il canto. Il terapeuta chiede a tutti i familiari quale canzone preferiscono cantare insieme, una canzone che piace a tutti e che possano cantare con piacere. Sebbene le famiglie con bambini ripieghino facilmente sulle canzoncine dei cartoni animati più in voga in quel momento, l’obiettivo è rievocare una memoria affettiva collettiva (ad es., una ninna nanna tradizionale, una canzone dialettale cantata anche dai nonni prima ancora che dai genitori), nonché introdurre l’esperienza dello “stare insieme cantando”. Si tratta di un momento delicato: il canto non è un registro comunicativo “comodo” per gli adulti. Si imbarazzano, si inibiscono. Come si affermava precedentemente, il canto propone un accesso immediato e pregnante alla dimensione corporea e affettiva, dimensioni processate dagli adulti soprattutto attraverso apprendimenti culturali stratificati nel tempo. Ogni famiglia presenta poi un suo peculiare stile nell’approccio al canto, stile che contiene al suo interno molti elementi personali e collettivi, idiosincrasie personali e retaggi transgenerazionali. Non esiste un comportamento o una serie di comportamenti standard di fronte al canto. Alla fine della seduta viene introdotta la prima canzoncina. E’ il Canto di benvenuto.
     
  • Nel secondo incontro, dopo una raccolta breve dei feedback da parte della famiglia, si procede con la ripetizione del Canto di benvenuto e poi successivamente vengono proposte e cantate altre due canzoni, Mani mani e Una canzone dolcissima (le caratteriste delle canzoni sono descritte nei paragrafi successivi). Le tre canzoncine rappresentano una triade che chiude una Gestalt precisa: si parte da un clima accogliente e caldo, si attraversa una fase espressiva più vivace ed energica per approdare nuovamente verso un dolce abbraccio. In questa seduta il canto è sempre congiunto, canta tutta la famiglia, a volte anche insieme al terapeuta.
     
  • Il terzo incontro differisce dal secondo per la sperimentazione del canto a coppie: dopo aver ripetuto la triade all’unisono, il terapeuta propone di dividere il nucleo familiare in coppie: due persone eseguono la canzone e gli altri osservano con il terapeuta. Madre-figlio, quindi i due coniugi e così via si sperimentano nel canto che hanno conosciuto poc’anzi. Mani mani e Una Canzone dolcissima si prestano bene a questo compito, lasciando alla Canzone di benvenuto il compito di aprire i giochi.
     
  • L’ultimo incontro invece è di restituzione ai due genitori del materiale osservato. Le sedute vengono videoregistrate e, in una restituzione successiva, il terapeuta sceglie di far vedere alcune sequenze, molto brevi, quindi di pochi secondi, che a suo parere meglio evidenziano le forme vitali esibete negli incontri precedenti. Questo incontro, che segue sostanzialmente la tecnica del video-replay (Melosi, 2013), ribadisce l’esigenza di passare da un registro esperenziale, centrato sull’implicito relazionale, a un lavoro più vicino a quello della mentalizzazione. La possibilità per i genitori di rivedersi in un video, centrarsi su poche e significative interazioni, ha inoltre un enorme impatto emotivo, soprattutto se il terapeuta evita atteggiamenti istruttivi e sanzionatori. Deve invece saper raccogliere le risonanze, le associazioni, gli eventuali insight dei genitori, evitando la facile tentazione di scivolare verso una deriva comportamentista. Il focus è sempre quello di cogliere le qualità emergenti.  

 

Contesti applicativi del protocollo

Il RSM è, nel protocollo che abbiamo approntato, in primo luogo uno strumento esplorativo e diagnostico del sistema familiare. Chiaramente il termine “diagnostico” va inteso in senso primariamente sistemico, quindi non etichettante e descrittivo, ma piuttosto come possibilità di fare un reframing congruo e comprensibile delle problematicità evidenziate, ma anche delle risorse presentate. Abbiamo rispettato i “canoni classici” della ridefinizione sistemica - ipotizzazione, circolarità e neutralità (Selvini et al, 1980) – , ma il reframing è centrato maggiormente sulla globalità del sistema, sulle qualità della trama che connette tutti, privilegiando un vocabolario centrato soprattutto sulle “metafore primarie” (Lakoff e Johonson, 1980). In ultimo, non possiamo negare che il canto congiunto coinvolga emotivamente il terapeuta in modo peculiare: riconoscere le forme vitali significa in primo luogo esserne pienamente immersi. Le quattro sedute e le esperienze canore proposte servono infatti in primo luogo a evincere le forme vitali della famiglia, esperite per poi essere mentalizzate.

Il protocollo basato sul RSM può anche essere inserito in un percorso terapeutico già definito e avviato. Più facilmente, può essere affiancato al setting individuale di un bambino. Soprattutto nei contesti riabilitativi, il bambino problematico è oggetto di molti interventi, ma la famiglia è relegata sullo sfondo. Terapeuti di formazione sistemica, pur adattandosi a fatica al prontuario prescrittivo della riabilitazione, sono protesi verso un’esplorazione del sistema familiare con modalità non indagatoria e colpevolizzante. In questo senso per le peculiarità esperenziali e ludiche, l’RSM viene vissuto positivamente dalla famiglia, che così non vede la convocazione come l’iscrizione nel “registro degli indagati”.

 

Gli psicoterapeuti esperti

Gli psicoterapeuti esperti in RSM hanno avuto una formazione specifica ed una supervisione diretta e indiretta all’interno dell’IMePS: 
Stefano Iacone ( Psicoterapeuta Coordinatore)
Alessandra Cipriani, 
Raffaella Cozzolino, Giovanna Loffredo, Angela Margiore, Linda Montesano, Cristiana Natale, Isabella Parascandolo, Giovanna Parlato, Carmen Piccirillo, Fosca Pinto, Maria Grazia Rinaldi, Antonella Romano, Ilaria Stellato.


     

                                  RSM2.jpg                             RSM3.jpg

 

 

 

Bibliografia

- Chanda M.L., Levitin D.J. (2013), The neurochemistry of music, Trends in Cognitive Sciences aprile 2013, 17,.4 pp.179-193

- Kirschner S., Tomasello M. (2009). Joint drumming: Social context facilitates synchronization in preschool children. Journal of Experimental Child Psychology, 102,299-314.

- Fivaz-Depeursinge E, Corboz-Warnery A., Keren M., “The primary triangle – treating infants in their families”, in Sameroff A.J., McDonough S.C., Rosenblum K.L. (eds), Treating parent-infant relationship problems, The Guilford Press, New York, 2004, pp.123-151.

- Guoit G. Meini C., Sindelar M.T. (2012), Autismo e musica. Il modello flortime nei disturbi della comunicazione e della relazione, Erickson, Trento.

- Marraffa M. ,Meini C. L’identità, Carocci, Roma, 2016

- Meini C., Guiot G., “Musica, canto e relazione.Verso il Reletional Singing Model”, in Ruggiero G. e Bruni D. (eds), Il ritmo della mente. La musica tra scienze cognitive e psicoterapia, Mimesis, Milano, 2015.

- Overy K., Norton A., Ozdemir E., Helm-Estabrooks N., Schlaug, G.(2005), Activation of left inferior frontal gyrus after melodic intonation therapy in a Broca’s aphasia patient. Washington, DC: Society for Neuroscience

- Ruggiero G., Bruni D., (eds) Il ritmo della mente. La musica tra scienze della mente e psicoterapia, Mimesis,  Milano, 2015.

- Sacks O. (2007) Musicophilia, Adelphi, Milano, 2008.

- Stern N.D., The Present Moment in Psychotherapy and Everyday Life, W.W.Norton & Company, New York 2005; trad.it. Momento presente nella vita quotidiana e in psicoterapia Cortina, Milano, 2006.

- Stern N.D., Forms of vitality: exploring dynamic experience in psycology, the arts, psychoterapy, and development, Oxford University Press 2010; trad.it. Le forme vitali. L’esperienza dinamica in psicologia, nell’arte, in psicoterapia e nello sviluppo, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2011.


                             


 

 

 

Imeps